X4 ///M 3.0 d 258cv



Simile alla X6 ma un po’ più piccola (21 cm più corta e sei più bassa) e meno vistosa. Ma l’effetto non si perde. L’X4 ha il suo perché in quel padiglione arcuato che scende giù, in modo deciso, verso il lunotto e il portellone. Insomma, è il lato B ad attrarre, quella coda alta e corta che identifica il modello. E che fa discutere.

Caratteristiche: 


Le forme sono solide, da mezzo militare superveloce. E le carreggiate larghe, amplificate dalla gommatura asimmetrica e sottolineate da passaruota alti, sotto i quali pure i cerchi opzionali da 20" non sembrano così grandi (di serie ci sono i 19). All’interno degli archi si notano alcuni bottoni di fissaggio a pressione, poco riusciti sul piano estetico. Sull’esemplare in prova, inoltre, i fari allo xeno di serie sono stati sostituiti dagli opzionali gruppi ottici full Led adattivi. Oltre alla forma, però, c’è molta sostanza. A partire dal pacchetto di pregio che include il 3.0 litri sei cilindri in linea da 258 CV e il cambio automatico a otto marce di serie. Come sono di serie, quanto alla dinamica di guida, lo sterzo variabile sportivo e la trazione integrale con Performance control, oltre all’assetto dell’allestimento Msport. Presente invece in opzione il Dynamic damper control (Ddc), che gestisce lo smorzamento degli ammortizzatori, garantendo una maggior versatilità su strada. La “M” si ritrova subito, salendo a bordo. I comandi sono orientati verso chi guida: sul tunnel, ecco il bilanciere con i settaggi dinamici e l’assistenza alla marcia in discesa. Quest’ultima può tornare utile e, assieme alla bussola e all’inclinometro, potrebbe far pensare a doti fuoristradistiche che invece non sono nelle corde della X4. Su questa 3.0 troviamo particolarmente azzeccati i comandi elettrici (con memorie) per regolare in modo fine il sedile sportivo: certo, sempre che siate disposti a metter mano ulteriormente al portafogli. Si rinuncia a qualcosa in termini di spazio? Davanti no: dietro, invece, rispetto all’X3 si perdono tre centimetri in altezza e qualcosa per le gambe. Il divanetto è comunque sagomato per due, quindi ogni altro discorso è chiuso. Nessun problema, poi, se avete un (bel) po’ di bagagli al seguito: il vano, più da Suv che da coupé, è ben gestibile grazie agli schienali reclinabili frazionati nel rapporto 40/20/40.  



Si guida molto più vicini al pavimento rispetto all’X3 e, in uscita dal garage, o da spazi stretti, meglio affidarsi ai suggerimenti offerti dalla telecamera Surround view (un portento di qualità e precisione), che non a quelli che provengono dai sensori di parcheggio, previsti di serie. In questo modo si riesce a neutralizzare un neo della vettura, che è quello di non far capire bene gli ingombri. Nel traffico, meglio restare in modalità Comfort, la più adatta alle circostanze. Si comincia così a sfruttare l’abbinata motore-cambio. Il sei cilindri è pastoso, fluido, godibile, anche se basta accarezzare il pedale destro per ritrovarsi proiettati in avanti, ma senza ruvidità. In Drive ci si gode l’auto, mentre il cambio fa tutto da sé, presto e bene. In più, la X4 si dimostra ultra-compatta e agile: merito dello sterzo, pronto e diretto quando bisogna girare molto. Sorpresa gradita: con una gommatura così estrema − barra 40 davanti e 35 dietro − ci saremmo aspettati un’ipersensibilità vera nei confronti di buche e tombini. Non è così: certo, le auto morbide sono altre, ma non ci si può lamentare delle sospensioni. L’X4, oltre a una sportività on-off, offre una serie di livelli (e di assistenza dei controlli elettronici) che ben si adattano al tipo di guida e di percorso e, soprattutto, alle condizioni del traffico. In pista, poi, abbiamo notato che il comportamento dell’X4 cambia al variare della soglia d’intervento dei suddetti controlli. In condizioni normali, la taratura risulta piuttosto prudente. Quando, invece, si escludono, l’inserimento in curva resta buono, ma appena si comincia a ridare gas, inizia il sottosterzo. E questo, sia sui tratti veloci, dove l’appoggio è sicuro, sia su quelli più lenti, soprattutto per via di un retrotreno possente che “spinge” la vettura, tendendo a far allargare la traiettoria. E come la mettiamo con i consumi? Nessun record, ma va meglio del previsto: di media si fanno gli undici e mezzo con un litro, e si scende sui dieci solo in città. Non c’è da lamentarsi.


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